RFId, tracciabilità e Made in Italy
Le tecnologie RFId stanno conquistando una sempre maggiore credibilità nelle soluzioni di tracciabilità ed identificazione dei prodotti all’interno dei processi logistici e produttivi. Oltre ai molteplici benefici di produttività che derivano dalla compressione dei tempi di processo e dalla maggiore accuratezza, esse possiedono tre caratteristiche la cui combinazione è distintiva e vincente rispetto a qualsiasi altra tecnologia di certificazione e tracciatura. In primo luogo, l’RFId offre una identificazione univoca dell’oggetto, assicurata dall’Unique Id-number scritto dal costruttore del chip presente su ciascun tag; questa caratteristica, pur non distintiva, già da sola innalza di molto l’asticella nei confronti di tentativi di duplicazione e frode sul prodotto. In secondo luogo, essendo delle tecnologie di identificazione automatica, consentono di acquisire in modo pervasivo i dati relativi ai flussi ed ai processi senza accrescere l’impegno di risorse per l’acquisizione di questi dati; nessun’altra tecnologia di certificazione (es. ologrammi, inchiostri speciali, etc.) può vantare questa capacità. Terzo ed ultimo aspetto, l’esistenza di uno standard globale (EPC-IS) per la raccolta e la formattazione dei dati raccolti per mezzo di un’applicazione RFId, a cui si sovrappone l’azione di un ente di standardizzazione globale (EPC-global) che offre una piattaforma standard per i servizi di sincronizzazione (unicità) e condivisione (sicurezza) dei dati. Questa infrastruttura, che garantisce la qualità del dato certificando non il singolo tag ma tutta la sua storia, è alla base del potenziale competitivo del RFId come soluzione di tracciabilità. Questo è valido specificamente per le tecnologie passive UHF EPC, che tuttavia sono quelle naturalmente preposte (per costi e prestazioni) ad applicazioni nella logistica e nel mondo del largo consumo (retail, tessile, editoria, etc.).
Queste potenzialità trovano terreno fertile in molti settori caratteristici del “Made in Italy”, come il tessile-abbigliamento, dove è sempre più sentita le necessità di adottare strumenti di tracciatura e certificazione dell’originalità di prodotto. A questo si aggiunge la continua discesa dei prezzi unitari dei tag (ormai realmente vicini alla soglia dei 5 centesimi di euro al pezzo) che rende ora pienamente accessibili, in questi settori, applicazioni a livello item. Per studiare ed indirizzare questo fenomeno, Indicod-ECR, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, ha creato un gruppo di lavoro per lo studio delle applicazioni RFId nel settore Tessile-abbigliamento. Il gruppo di lavoro, che nei primi mesi di attività ha già realizzato una sperimentazione e sta portando avanti un progetto pilota di grande respiro, collabora con le principale aziende italiane del settore per approfondire quelle che sono le aree applicative più promettenti:
- la produzione e la logistica, prestando particolare attenzione al recupero efficienza nella gestione dei flussi ed alla tracciatura dei processi;
- la gestione del punto vendita, tramite il supporto alla gestione del riassortimento in tempo reale;
- la protezione del marchio e la certificazione del prodotto verso il cliente finale, facendo leva sulle caratteristiche sopra discusse.
In passato altri settori del Made in Italy si erano già affacciati a queste applicazioni, dall’industria vinicola, alla profumeria, all’industria alimentare, e di nuovi hanno mostrato interesse nei mesi recenti (ad esempio, l’accessorio moda e l’arredo di lusso). Le condizioni sembrano ormai mature per mettere a fattore comune tutte le esperienze, e cogliere le opportunità.
Scrivi un commento
Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine
