Carcere o multa fino a due milioni di yen. Questa la pena per chi scarica illegalmente file da internet in Giappone. Dopo richieste delle società di produzione- case discografiche per prime- da oggi la detenzione di file pirata è reato. “In questo modo-dice Naoki Kitagawa, presidente della Recording Industry Association- si potranno fermare le attività di violazione di copyright”. La legge è stata votata a giugno, ma solo oggi è diventata definitiva. Dopo gli Stati Uniti, il Giappone è il secondo mercato musicale del mondo. Va anche detto che negli anni indietro-senza la legge di oggi- la condivisione illecita ha visto contrazioni negli ultimi due anni, con un meno 16% nel 2011.
La prima nazione ad adottare una legge sulla pirateria on-line è stata la Francia, con la famosa regola dei tre schiaffi. Una misura più leggera rispetto a quella giapponese. Con questo dispositivo dopo due avvisi delle autorità, i trasgressori sono puniti con una multa fino a millecinquecento euro. Secondo la Federazione internazionale dell’industria fonografica, il peer to peer illegale è diminuito del 26%, con stime al rialzo per gli anni successivi. Fra gli esempi più virtuosi c’è la Corea del Sud, dove il mercato (legale) della canzone ha visto un più 12% rispetto al 2010. Questo grazie alla lotta alla pirateria. Un esempio negativo invece è la Cina, dove più del 90% dei download è di natura illegale.
Intanto in Giappone si registrano le prime contrarietà, tanto che sul web è in discussione una protesta a Shibuya per il prossimo novembre.
Già la scorsa estate un’altra manifestazione nella stessa zona di Anonymus Japan.

