Giorno nero per il web, giorno d’oro per gli editori. Se il disegno di legge approvato oggi dal governo tedesco non dovesse venire respinto dal Bundestag, Google si troverà a dover pagare il diritto d’autore agli editori per il servizio Google News. E, come lui, tutti gli aggregatori di notizie con finalità commerciali.
Da questo scontro, sollevato anche in altre parti d’Europa, emergono chiaramente i due schieramenti distinti: da una parte l’editoria, che perde lettori e incolpa il web, mascherando, però, la ripicca da difesa del diritto d’autore; dall’altra Google, con un servizio che amplifica la portata delle notizie, tirandosi dietro il concetto della condivisione, che alimenta il web 2.0.
A onor del vero, il problema della tutela del copyright su internet è tangibile, ma dubito fortemente che si limiti agli aggregatori. Altrettanto vero è che l’editoria è un settore sofferente, ma accusare Google news di sottrarre i lettori è come accusare gli edicolanti che espongono i titoli delle notizie salienti (avete presente quei cartelli, di cui ignoro il nome, fuori dalle edicole?). La tesi degli editori è che un gran numero di utenti non vanno sui loro siti perché si limitano a leggerne le notizie su Google News? Bene, io non vedo niente di diverso rispetto all’entrare in edicola e leggere le cover delle riviste, o guardare la rassegna stampa del tg della notte, o ancora guardare i titoli di testa del telegiornale e poi decidere di spegnere la tv. Ma se vedo sulla cover che all’interno della rivista c’è un dossier su come perdere 10 kg in una settimana con la dieta del polpettone, non compro forse la rivista? Allo stesso modo, se scorrendo le news vedo qualcosa che mi interessa, vado sul link e finisco sul sito dell’editore. Quindi, cari editori, avete perso o guadagnato un lettore?


