Google dice no alla vendita delle armi. Il colosso dei motori di ricerca elimina dalla sezione Shopping ogni riferimento al commercio on-line di pistole, munizioni, bombe e coltelli.
Una decisione annunciata pochi giorni fa ma attuata solo oggi che ha trovato favorevoli e contrari da più parti. Fra i sostenitori c’è Daniel Vice, presidente del Brady Center che la definisce utile vista la facilità degli acquisti su internet. “Così -dichiara Vice- sarà più difficile comprare armi che solitamente finiscono in mano ad assassini”. Ricorda poi che spesso la distribuzione di pistole non è controllata, quindi la scelta di Google è “più che motivata”.
Dall’altra parte c’è chi parla di discriminazione che non risolve il problema della circolazione illecita delle armi, visto che i compratori sono tracciabili . Sul piede di guerra le aziende venditrici di questi prodotti, secondo cui ci sarebbero perdite. La National rifle association, organizzazione che promuove la sicurezza nell’utilizzo della armi, definisce questo blocco una “censura”. Altri produttori o commercianti sono più cauti. “Possedere legalmente
un’arma-dice un venditore- è un diritto sancito dalla Costituzione, fortunatamente esistono altre opzioni oltre a Google”.
Proprio da Silicon Valley arrivano parole volte a placare gli scontri.
Comunicano infatti che la parola “arma” non è scomparsa dal sito, semplicemente non è più nelle ricerche commerciali. “ La promozione di
prodotti come pistole o coltelli- spiegano i vertici di Google in un comunicato- va contro la nostra filosofia”.

